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L'anno del Mediterraneo? Il 2005
Il Consiglio ha indicato nel 2005 l'anno del Mediterraneo. Dieci anni dopo la conferenza di Barcellona, un bilancio di luci e ombre
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Il Consiglio ha indicato nel 2005 l'anno del Mediterraneo. Questa scelta mi pare particolarmente condivisibile, soprattutto se si tiene in mente che proprio quest'anno l'Europa ed i suoi partner mediterranei saranno impegnati nelle celebrazioni del decennale della conferenza di Barcellona, evento che ha aperto una nuova strada per le relazioni euro-med. Questa data cade in un contesto di profonde modifiche nel quadro politico, istituzionale e sociale di tutta l'area. Il Mediterraneo costituisce per l'Europa, oggi più di prima, una priorità assoluta. E' là che si giocano le maggiori sfide per la pace - la sicurezza e la lotta al terrorismo, per prime - per lo sviluppo, per il rispetto dei diritti, per la tutela dell'ambiente, per il governo positivo dell'immigrazione.

I dieci anni di Barcellona si inseriscono inoltre nel percorso che porterà a definire i nuovi strumenti della politica di vicinato. Tale processo potrà rafforzare lo spirito di Barcellona, che è ispirato al metodo del partenariato, facendolo evolvere e progredire ulteriormente verso una vera e propria nozione di co-sviluppo.

Dieci anni dopo Barcellona, non possiamo però che tracciare un bilancio fatto di luci ed ombre. Molte delle aspettative e delle attese non hanno trovato una effettiva realizzazione, soprattutto rispetto a temi sensibili e significativi come quello della democrazia, dello sviluppo della società civile, dell'affermazione dei diritti politici e sociali.

Non voglio tuttavia negare alcuni progressi decisivi, ottenuti soprattutto sul profilo della istituzionalizzazione e della partecipazione al processo di Barcellona - mi riferisco ad esempio allo sviluppo del network della società civile, confluito nel Forum Civile Mediterraneo, e soprattutto all'Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea, uno strumento democratico fondamentale da sostenere e consolidare, nell'obiettivo di istituire un'area fondata sui diritti, sulla democrazia, sullo sviluppo comune.

Per ridare vigore a tutte le relazioni euro-mediterranee bisogna ribaltare un limite strutturale che ha pesato sul progresso del cammino iniziato a Barcellona nel 1995. Le relazioni euro-mediterranee, questo è stato ribadito anche nel corso dell'ultima conferenza ministeriale euro-med, non può più essere fondata unicamente su relazioni bilaterali. Particolarmente nella questione dei diritti umani e della democrazia, infatti, è importante conservare una visione multilaterale. Anche molti nostri partner della società civile hanno assunto questo stesso tipo di approccio - questo vale ad esempio per la FDH, la federazione per i diritti dell'uomo, per i partner sociali, per le associazioni delle donne. Mi sembrerebbe un pericoloso passo indietro mettere in discussione questa scelta. La bilateralità dell'approccio del processo di Barcellona avrebbe come effetto quello di istituire una sorta di "relation à la carte", molto utile a diversi regimi arabi, per niente interessati all'introduzione di riforme democratiche nei propri paesi. Si corre anzi il rischio che questi regimi intravedano nel rapporto con l'UE una possibilità di rafforzare la propria immagine agli occhi dei propri cittadini e della comunità internazionale. Per un rilancio della strategia di Barcellona mi pare sia prioritario insistere per il rafforzamento delle azioni rivolte alla società civile, a partire soprattutto dalla realizzazione di programmi comuni dedicati alla lotta all'analfabetismo, in particolare di quello femminile.

Tra gli obiettivi del partenariato, quello della liberalizzazione dei mercati è stato largamente privilegiato rispetto agli altri che erano stati previsti all'inizio - la cultura, la pace, la sicurezza. E' per questo che si deve affermare con forza la necessità di superare l'economicismo che caratterizza l'intervento dell'UE. Bisogna far evolvere le relazioni euro-med in una politica sempre più rivolta alla società ed alle popolazioni delle due sponde del Mediterraneo. Il passo successivo, a questo punto, mi pare possa essere quello di fissare un percorso che conduca alla creazione di una vera e propria cittadinanza euro-mediterranea, che permetta all'Europa di superare l'ambiguità che tende ad opporre il processo di Barcellona all'allargamento dell'Unione.

Tutto questo è un'utopia? Non credo. Sono i regimi autoritari, e quelli che strumentalizzano la religione a fini politici, che vogliono far credere che la diversità islamica non sia conciliabile con la democrazia ed i diritti. Da questi paesi invece arrivano altri segnali, ma spesso non siamo pronti a volerli cogliere.


Pasqualina Napoletano

Per ulteriori informazioni:www.delegazionepse.it